II seminario di Tano D’amico I ricordi e la fotografia
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Centro Sperimentale di Fotografia Via biagio Pallai 12 00151 Roma www.csfadams.it
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I ricordi e la fotografia Dovevano avere degli ordini precisi. I manganelli e i calci dei fucili colpivano con determinazione e freddezza. Le donne non urlavano. Il dolore spalancava le loro bocche ma il lamento non usciva, come se non volessero più respirare. Non smettevano di picchiare. Volevano essere sicuri che le donne non tornassero. Si davano il cambio sedute in cerchio sull’asfalto macchiato dal sangue di Giorgiana. Le loro spalle si toccavano, oscillavano piano, come se cullassero qualcosa. Quelle grida ingoiate, mutilate, la sensazione da incubo di non essere capaci di sentirle, il rimorso di non aver urlato tutti insieme, con tutta la forza, accompagnano una generazione. Sono il fantasma di ogni vita normale, addomesticata, pentita. Tante volte nella vita e nel mestiere che amo, mi sono chiesto come sono fatti i ricordi. Di cosa sono fatti i ricordi. Anche questo dodici maggio me lo chiedo. Diventato vecchio nella vita e nel mestiere che amo. Forse non è altro che una questione di tempo e di luce, come nella fotografia, come nel cinema. Anche i ricordi sono fatti di tempo e di luce. Un tempo plastico che si allunga e si accorcia, si allarga e si stringe. Prima o poi finisce col trovare un accordo col tempo della vita. Prima o poi i ricordi si sistemano, trovano un loro ordine. Smettono di accavallarsi, di azzuffarsi, di fare male. La luce che nel tempo li stampa, li fissa, li cuce, finisce col trovare la sua accettabilità. Non sempre è carezzevole, può rimanere qualche contrasto un po’ troppo accentuato, qualche sfiammatura, qualche punto troppo scuro, troppo impastato. Diventa sopportabile. Smette di ferire. Ma ci sono ricordi più forti della stessa memoria. Ricordi in cui il tempo finisce di colpo, si ferma per sempre. E la luce, che trascina le immagini, non riesce a lasciare quel tempo mozzato. Ha paura di perdersi. Torna indietro, rimbalza, si avvolge, si aggrappa. Diventa più bianca, cruda, come quella dei vecchi lampi a polvere di magnesio. E diventa concreta. Diventa un vento che spinge indietro le vesti, i capelli. Scopre i volti. I ricordi si fermano, si ghiacciano. E quella luce lavora ogni grana, ogni punto, li trasforma in cocci di bottiglia. Tano D’Amico Il seminario è aperto a tutti costo euro 60,00