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Debora Mondovì - “vuoti, pieni, silenzi, suoni”. A cura di Claudio Muolo

dal 4 Mag 2010 Condividi

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città Sermoneta periodo in cui si svolge l’evento 8 maggio – 6 giugno 2010 inaugurazione sabato 8 maggio – h.19,30 autori Debora Mondovì titolo dell’evento “Vuoti-pieni Silenzi-suoni” sculture titolo della rassegna “Arte al Chiodo 2010” luogo “il Chiodo di Sermoneta” spazio d’arte indirizzo Piazza del Popolo, 13 – Sermoneta (LT) recapiti mail barcla@email.it recapiti telefonici 3474096112 orari 17,00-21,00 curatore Claudio Muolo collaboratori studio maRAMEo- lampade artistiche, Ass. Cult. “il Chiodo di Sermoneta”

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VUOTI -pieni SILENZI -suoni” sculture di Debora Mondovì COMUNICATO: città Sermoneta periodo in cui si svolge l’evento 8 maggio – 6 giugno 2010 inaugurazione sabato 8 maggio – h.19,30 autori Debora Mondovì titolo dell’evento “Vuoti-pieni Silenzi-suoni” sculture titolo della rassegna “Arte al Chiodo 2010” luogo “il Chiodo di Sermoneta” spazio d’arte indirizzo Piazza del Popolo, 13 – Sermoneta (LT) recapiti mail barcla@email.it recapiti telefonici 3474096112 orari 17,00-21,00 curatore Claudio Muolo collaboratori studio maRAMEo- lampade artistiche, Ass. Cult. “il Chiodo di Sermoneta” Questa mostra rappresenta un momento di sintesi del percorso artistico della scultrice, la cui ricerca ha sempre avuto uno stretto legame con la musicalità delle forme fino a giungere oggi alla completa fusione con il suono elettronico grazie alla stretta collaborazione con la compositrice Silvia Lanzalone. Le sculture in terracotta in esposizione sono tutte realizzate con la tecnica a colombini, e la variazione cromatica è data dall’utilizzo di differenti argille talvolta ingobbiate. Questa tecnica, molto antica e da sempre utilizzata dall’artigiano, permette di creare forme vuote e aperte, in modo da creare un continuo dialogo tra lo spazio esterno e quello interno alla scultura, tra la presenza e l’assenza di materia. Oltre alla terracotta Debora si è appassionata anche alla lavorazione del legno e della corda, materiale quest’ultimo che ha suscitato in lei un fascino particolare sia da un punto di vista estetico che di metodologia di lavoro. Ogni differente materiale rappresenta per l’artista anche una differente idea di tempo o ritmo della vita: così la pietra, inserita integra, simboleggia l’eternità del tempo che non porta i segni della nostra vita, ma quelli della vita; la creta invece indica il tempo che passa velocemente, le dita che plasmano l’argilla registrano ogni istante nel suo divenire; e infine la corda, che porta in se il movimento ripetitivo e costante della mano, un ritmo mantrico capace di educare all’attesa e alla riflessione. La mostra, aperta da sabato 8 maggio a domenica 6 giugno, racchiude anche due momenti performativi, durante i quali la voce poetica di Simonetta Sterpetti si farà portavoce dell’ incontro tra forma e suono; alla voce dell’interprete sarà quindi lasciato l’impervio compito di prendere per mano l’arte del suono e l’arte della forma per lasciarle poi andare all’unisono. Il primo evento performativo in programma, previsto per sabato 8 maggio, avrà come protagonisti il suono del Kyotaku (flauto giapponese) suonato da Marco Cambon e la voce poetica di Simonetta Sterpetti che reciterà brani da lei scelti per l’occasione. Il secondo, invece, è programmato per sabato 29 maggio e avrà ancora come protagonista la voce poetica di Simonetta Sterpetti in dialogo, questa volta, con una scultura sonora della Mondovì, la cui musica integrata è opera della compositrice Silvia Lanzalone. L’opera scultorea è stata progettata per risuonare a determinate frequenze dello spettro acustico e consiste di elementi cavi di diverse dimensioni entro cui i suoni vengono amplificati ed elaborati coerentemente alla conformazione e grandezza della cavità. L’installazione sonora resterà in esposizione fino al termine della mostra. Tutti gli autori dei due eventi, a un diverso livello, hanno in comune la capacità coltivata nel tempo di trasmigrare da una situazione all’altra: dal suono al silenzio, dal dentro al fuori… dal pieno al vuoto; da un tempo infinito a un istante. Tra le opere, tre quadri di Robert Kilarski e alcune lampade artistiche dello studio maRAMEo. A cura di Claudio Muolo. Debora Mondovì (Roma, 1965), vive e lavora a Roma dove fin dal 1977 pratica l'arte della ceramica. Dal 1994 insegna ceramica nel proprio studio e presso diverse strutture pubbliche. Si è diplomata in scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Roma seguendo contemporaneamente un corso di Pittura tenuto da Emilio Vedova. Negli anni a seguire ha approfondito le tecniche della ceramica contemporanea, quali il raku, l'alta temperatura e le cotture gres salato. Ha inoltre frequentato un corso di scultura su pietra e marmo tenuto dallo scultore Cesare Riva a Pietrasanta. L’intento del suo operato è quello di creare un continuo dialogo tra gli spazi interni alla scultura e quelli esterni; su questi presupposti comincia un percorso di interazione con la musica contemporanea fino ad approdare nel 2005 nel gruppo Terra and Bits (gruppo d’arte elettroacustica) composto dalla medesima e dai compositori Silvia Lanzalone e Fausto Sebastiani con i quali continua ancora oggi a collaborare e sperimentare. Robert Kilarski (Polonia 1968), artista agli esordi che predilige l’utilizzo della materia per dare colore alle sue opere, molto rigorose ed equilibrate. Silvia Lanzalone (Salerno 1970) è flautista, compositrice e docente di Musica Elettronica presso il Conservatorio Statale di Musica “G. Martucci” di Salerno.La sua produzione musicale è prevalentemente orientata verso la sperimentazione di nuove soluzioni espressive e linguistiche ed è realizzata con tecnologie informatiche che consentono l'elaborazione del suono in tempo reale. Negli ultimi anni l’interesse è prevalentemente rivolto alla creazione di opere caratterizzate da una componente gestuale ed estemporanea in cui l’utilizzo del calcolatore è spesso integrato alla realizzazione di strumenti interattivi e installazioni sonore d’arte. L’attenzione all’elemento visuale proviene da un’estetica che considera l’opera d’arte come un’esperienza intermediale, in cui possono convergere diversi ambiti percettivi. Le opere più recenti sono state realizzate in collaborazione con strumentisti, danzatori, registi, attori, artisti visivi. Simonetta Sterpetti Scrive. Autodidatta, si è dedicata alla Pittura e alla Fotografia. Dal 1988 al 2002 prende parte al gruppo "Donna e Poesia" presso la Casa Internazionale della Donna, a Roma, con il quale organizza incontri con poete, scrittrici, traduttrici, Recitals vari ed un Premio di Poesia a cadenza annuale. Dal 1991 al 1994 partecipa al Laboratorio Teatrale integrato a cura dell'Associazione "Franco Basaglia ' 84" presso il Padiglione 19 nel Comprensorio del S.Maria della Pietà che mette in scena a fine anno, quattro diversi Spettacoli presso teatri cittadini. Nel 1992 pubblica l'Antologia di poesie "Quadrangolo" Ed.Fermenti. Riceve nel tempo qualche segnalazione per suoi testi poetici. Si è occupata di laboratori espressivi rivolti a bambini, a persone con disagio psichico (pittura e scrittura). Marco Cambon Tutto inizia dalle sue esperienze di meditazione, dove conosce Prashantam, conduttore di gruppi e cultore dello stile di vita Zen, allievo di Koku Nishimura, costruttore di flauti e capo della corrente giapponese zen Tani ha. Da lui, nel 2005 ascolta per la prima volta, in meditazione, il suono del Kyotaku. A luglio del 2006 riceve in dono il Kyotaku e inizia a respirarci dentro nelle sue meditazioni, praticando il suono istintivo, alla ricerca della propria emotività. Riceve solo due lezioni dal maestro di Kyotaku, quindi può definirsi autodidatta. Kiotaku in giapponese significa “suono del vuoto”. Questo strumento si suona in meditazione. Attraverso l’azione combinata del suono e della lenta respirazione avvicina a una condizione di vuoto interiore.


Evento segnalato da: Claudio Muolo

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    Per l'arte essere apartitica significa semplicemente essere del partito dominante.

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