Dizionario di arte e filosofia

scultura

Intorno alla scultura esiste un alone di mistero che con una certa retorica inganna neofiti, i quali si convincono facilmente di poter “costruire” una figura, estraendola da un materiale amorfo.

Come piace a chi capisce poco di queste cose, è una prassi che somiglia grosso modo all’atto della “creazione”, anche alcuni pittori subiscono lo stesso inganno, ma il processo è meno clamoroso di quanto non lo sia una figura a tuttotondo.

Dare corpo ad una figura, partendo da una materia informe, come una pietra, un pezzo di legno o altro, ha, infatti, una seduzione molto più forte e convincente.

Qualunque sia l’intento, c’è sempre in partenza un sentimento che somiglia a quanto Collodi descrive in Pinocchio: il pezzo di legno che si trasforma nel burattino vivente e parlante (perchè è sempre sottinteso che lo scultore conferisca un’anima, la “parola” alla materia sulla quale opera).

Si può fare una scultura con materiali molto diversi, io stesso ne ho sperimentati molti. Oltre al marmo, al travertino e a pietre di ogni genere, ho fatto sculture di bronzo, d’argento, di alluminio, di legno, di materiali plastici di ogni tipo, di fiberglass, di vetro e perfino di paglia.

Sono molte le precauzioni e l’attenzione con cui Michelangelo sceglieva personalmente i blocchi di marmo sulle Alpi Apuane ed il rispetto che egli provava per la perfezione della pietra.

Ancora oggi gli scalpellini di Querceta e di Carrara conservano un’eccezionale sapienza del “fare”, trasformando senza impacci i piccoli bozzetti di artisti contemporanei come Henri Moore, per citare solo uno tra i più illustri, nelle gigantesche sculture che tutti conosciamo.

A proposito della perfezione del marmo di Carrara, ineguagliabile nel mondo, mi viene in mente la storia di quando Bernini si recò a Parigi, alla corte di Luigi XIV.

Per eseguire il ritratto del sovrano, non potendo disporre di un blocco di marmo di Carrara che avrebbe richiesto per il trasporto un tempo troppo lungo, utilizzò controvoglia una pietra di Francia.

La sua convinzione dell’inadeguatezza di questo marmo era tale che cominciò a scolpire contemporaneamente su tre blocchi diversi, per vedere quale potesse rivelarsi il più idoneo.

Finalmente, quando ne scelse uno, adoperò il trapano più di quanto avrebbe fatto normalmente, sicuro che, sotto i colpi dello scalpello, il marmo francese si sarebbe incrinato.

I segni del trapano si notano ancora tra i riccioli della sfolgorante parrucca del re, un elemento morfologico che sarà adottato in seguito da molti altri scultori.

Bernini è uno scultore che amo, e per molto tempo ho studiato e disegnato i suoi angeli, la Beata Ludovica Albertoni, che ho fatto rivivere anche in un’arcinota scenografia teatrale, il volto in estasi della Santa Teresa e la sua opera in generale; quello che mi piace particolarmente in lui è che riuscì ad affrancarsi da un retaggio, che sembrava essere una concezione definitiva della scultura: l’eredità di Michelangelo e dei manieristi che vennero dopo di lui.

Cominciò proprio dal blocco di marmo, non più un solo, unico, sceltissimo, pezzo di pietra, ma due, tre, quattro blocchi per una solo scultura, come per il San Longino di San Pietro.

Tra le altre innovazioni, cercò di controllare il punto di vista dell’osservatore, adoperando, per le sue opere una luce diretta, curando di nascondere la fonte, un artificio da pittore che aggiunge fascino visionario a una scultura come quella della Beata Ludovica Albertoni, nella cappella Altieri di San Francesco a Ripa.

Della scultura si può parlare all’infinito, con il piace di sollecitare la memoria con le immagini delle opere cicladiche, accostate a quelle di Brancusi o con il racconto dei significati alchemici delle figure scolpite nelle cattedrali medioevali. Da Michelagelo a Canova fino a più attuali esponenti della Land Art, si svolge un itinerario attraverso la scultura nata dalla pietra in un modo che non ha confini di tempo e di spazio.

Per imparare a distinguere e a riconoscere un’opera d’arte ci sono molti modi, a me sembra importante seguire la strada dello specifico di una disciplina, cioè del “come si fa”, di come è fatta l’opera che stiamo osservando.

La scultura è un’arte che s’identifica con la materia e con i modi di manipolarla.

Rendersi conto di come è stata fatta una scultura, del tempo necessario per lucidare una pietra o patinare un bronzo, è ripercorre il cammino dell’artista e quindi il modo più efficace per capire.

 


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