Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia


Io invece credevo e credo ancora in una una differente intenzionalità. [...] Consiste nel guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi con mondo, nel quale il segno di chi fa fotografia, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l'esistente, è si molto forte, ma deve orientarsi, attraverso un lavoro sottile, quasi alchemico, all'individuazione di un punto di equilibrio tra la nostra interiotià - il mio interno di fotografo-persona - e cio che sta all'esterno, che vive al di fuori di noi, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia.

Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri - pag 21

 

Io ho sempre guardato all'immagine fotografica come a qualcosa che non si può definire, una specie di immagine impossibile. L'ho sempre vista come una strana sintesi tra la staticità della pittura e la velocità, che è qualcosa di interno alla fotografia, al suo processo di costruzione, cosa che l'avvicina al cinema. Perchè io la fotografia la guardo, la osservo dal punto di vista dell'immagine. Il mio tempo di osservazione, il mio tempo di lettura non è molto dissimile dalle modalità di lettura, e quindi anche probabilmente di percezioni, di un dipinto classico. D'altra parte il cinema è un insieme di fotografie in sequenza, fotografie scattate secondo una velocità propria della macchina da pa presa e proiettate ancora secondo una velocità predeterminata. Il cinema è figlio della fotografia, nel senso che viene dopo, non per stabilire delle priorità araldiche ma nel senso che rappresenta, in termini temporali, un episodio successivo alla nascita della fotografia. Credo che proprio in questo senso la fotografia sia un'immagine impossibile: un'immagine che da una parte ha la staticità della pittura, dall'altra il dinamismo del cinema.

Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri - pag 23 


Credo che cinquecento anni fa una persona normale vedesse nella sua vita forse cinquecento immagini, cioè aveva un rapporto con cinquecento immagini. Noi, oggi, nell'arco di una sola giornata vediamo cinquecento immagini, se non di più. Inoltre vediamo immagini di tutti i tipi. Vediamo un'immagine fotografica, un'immagine pittorica, un'immagine grafica, un'immagine in movimento, un'altra immagine in movimento che non è quella cinematografica, il cartellone stradale. La nostra percezione dell'immagine si è velocizzata attraverso il cinema, la televisione, l'automobile. Noi riusciamo a percepire anche messaggi pubblicitari che vediamo sui cartelli passando a 100 all'ora. E' assolutamente impensabile che un uomo di 200-300 anni fa avesse questa capacità di lettura dell'immagine: il suo rapporto con l'immagine era estremamente più raro e probabilmente molto più approfondito del nostro.

Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri - pag 50

 

La televisione. al 99%, è piena di facce. Quello che abbiamo attorno non viene mai rappresentato.
Questa negazione dello spazio in cui viviamo credo che sia un dato storicamente molto significativo: all'incapacità di rapportarci con lo spazio, con l'ambiente, corrisponde un'assenza di rappresentazione, e in qualche misura un atteggiamento di inculria nei confronti delle problematiche ambientali, ecologiche.

Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri - pag 57