Dall’incisione alla fotografia

Union Station, Washington DCNella fotografia l'espressione foto in bianco e nero è entrata nella terminologia solo dopo l'invenzione della fotografia a colori, poiché inizialmente e fino all'avvento dell'autocromia si parlava di immagini monocromatiche: di fotografie in cui le forme e i colori di un determinato soggetto venivano rappresentati attraverso la scala di un unico colore che poteva essere il grigio diretto su carta di Bayard, il giallo delle carte al sale, il blu della cianotipia, ecc.

 

L'espressione fotografia in fianco e nero fu pertanto inizialmente intesa com sinonimo di fotografia a un solo colore, anche se il pubblico dei consumatori la vide in contrapposizione alla fotografia a colori e dunque nell'accezione etimologica ricordata da Borges.

 

Fu solo con l'affermazione e il miglioramento delle moderne carte alla gelatina bromuro d'argento (messe in commercio intorno al 1880) che cominciò a perfezionarsi quella scala di grigi cui siamo oggi abituati, che va dal nero profondo al bianco netto. Quel tipo di stampa che ha avuto in Ansel Adams il suo più grande maestro.

 

I grandi fotografi, diversamente dal vasto pubblico, hanno comunque sempre considerato questa gradualità di colore su cui si fonda la fotografia monocromatica come una sorta di territorio sterminato. Hanno cioè sempre visto la scala monocromatica come un'intera tavolozza. Così, usando la fotografia in bianco e nero, essi hanno vagato dentro tutta l'estensione del grigio e in queste si sono affascinati e hanno affascinato.

 

Non dunque assenza di colore ma ricerca dell'essenzialità della forma attraverso l'estensione di un unico colore. Questo è sempre stato e continua ad essere il senso della fotografia in bianco e nero.

Quello che è cambiato è semmai il fatto che un vasto pubblico ha cominciato a riconoscere questa potenzalità da sempre nota ai fotografi e cioè ha allargato il mercato giornalistico del bianco e nero e ha permesso ai fotografi di lavorare più liberamente.

 

In questo modo negli ultimi anni le fotografie in bianco e nero hanno trovato sempre maggiore spazio anche nelle riviste illustrate che sembravano nate per ospitare soltanto immagini a colori. Lentamente esse sono divenute sinonimo di raffinatezza. Tanto che la pubblicità - che per sua natura cerca di toccare le corde più sensibili del pubblico - ne ha fatto e ne fa un considerevole utilizzo.

 

Molti ormai associano le immagini in bianco e nero alla figura del fotografo professionista e le considerano una sorta di opposto delle proprie fotografie a colori delle vacanze. Sono quindi passate da essere considerate materiale povero a materiale d'élite.

 

Questa rivalutazione del bianco e nero corrisponde, quindi, per il vasto pubblico, a una legittimazione della fotografia non più fondata sul vecchio luogo comune per cui una fotografia veniva considerata artistica se somigliava a una pittura.

 

L'assenza di colore, infatti, semmai rievoca una certa somiglianza della fotografia con le tecniche incisorie, che sono le più dirette cugine dell'arte fotografica e che continua ad avere un certo pubblico di raffinati cultori, da cui provengono alcuni degli attuali collezionisti di fotografie.

 

Allo stesso modo, del resto, Joseph Nicéphore Niépce (1765-1883) - cresciuto in un'agiata famiglia di Chalon-sur-Saone - partì dalla litografia per diventare il primo fotografo della storia.

 

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